avatar

Volti da incontrare per coltivare la speranza

Nisida è un luogo di ferite ma anche di rinascita. Non è solo un carcere minorile, è lo specchio di una Napoli bella e fragile, abitata da ragazzi con scelte troppo grandi sulle spalle. Quando una giovane come Ilaria entra lì non per giudicare, ma per incontrare, nasce un piccolo miracolo educativo: la speranza rinasce. Siamo chiamati tutti a non perdere mai fiducia nei giovani, anche quando sbagliano. Questa testimonianza ce lo ricorda: oltre il bianco e il nero delle loro vite, c’è sempre un cuore capace di cambiare.

Vi invito a leggere le sue parole con lo stesso sguardo con cui lei ha incontrato quei ragazzi: semplice, vero, profondamente umano.

Mi chiamo Ilaria, ho 28 anni e dal 16 al 28 agosto 2025 ho vissuto un’esperienza missionaria presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida.

Venivo da un periodo difficile, segnato da scelte sbagliate e da una forte insicurezza personale. Proprio in quel momento di aridità ho sentito il bisogno di riorientare la mia vita: mi sono iscritta a Scienze dell’Educazione e il 12 giugno 2024 ho iniziato il Servizio Civile Universale presso il don Bosco di Napoli. Durante questa esperienza, grazie a don Giuseppe Russo, delegato della pastorale giovanile, ho conosciuto il percorso Rise Up, un percorso di animazione missionaria,presentato nella formazione generale dei volontari.

Il Rise Up consiste in quattro weekend formativi organizzati in diversi oratori salesiani del Sud Italia. Nell’anno 2024/25 i temi affrontati sono stati la violenza di genere e la tratta degli esseri umani: momenti intensi di riflessione sull’affettività e di incontro con realtà che sostengono donne vittime di violenza, sia nella prima accoglienza che nel reinserimento lavorativo. Abbiamo ascoltato storie di rinascita ed empowerment che mi hanno profondamente arricchita.

Alla fine del percorso ci è stata data la possibilità di candidarci per una delle esperienze missionarie proposte. Per me, che vivo a Secondigliano e ho frequentato la scuola a Scampia, l’opportunità di fare volontariato a Nisida ha risuonato subito con forza. Oggi, attraverso l’oratorio salesiano, vivo anche la complessa realtà della Terza Municipalità di Napoli. In tutti questi contesti ho maturato la consapevolezza di quanto sia fondamentale dedicare attenzione ai ragazzi: ieri erano i miei compagni di scuola e di quartiere, oggi sono gli oratoriani che accompagno. Per questo ho sentito il bisogno di entrare in un luogo come il carcere minorile: per confrontarmi con i pregiudizi, con la realtà concreta, e per poter gettare – anche solo simbolicamente – un seme di speranza.

I primi due giorni li abbiamo dedicati alla preparazione delle attività ludico-sportive e laboratoriali. Eravamo pieni di entusiasmo, ma anche di ansia e timore per ciò che ci aspettava.

Lunedì 18 agosto, alle 10 del mattino, abbiamo fatto il nostro primo ingresso. In cortile c’erano diversi ragazzi: seduti sulle panchine, ci osservavano con curiosità. Ci hanno salutato con strette di mano, mostrando da subito una sorprendente disponibilità. La mattinata è andata benissimo, oltre ogni aspettativa. In tanti hanno giocato con noi a pallavolo, “sette schiaccia”, calcio balilla. Uscimmo dai cancelli sorridenti, più leggeri: alcuni di noi quasi saltellavano dalla gioia.

Naturalmente non è stato tutto semplice. Giocare insieme era immediato, ma conversare con i ragazzi mi risultava più difficile, complice la mia indole discreta. Non sempre sono riuscita ad andare in profondità nelle relazioni, eppure ho capito che anche queste fatiche fanno parte del cammino. Non erano fallimenti, ma il primo passo per crescere come educatrice e come donna.

La cosa più importante che porto con me da questa esperienza è la scoperta che, dietro ragazzi segnati da scelte sbagliate e cresciuti troppo in fretta, ci sono ancora dei bambini capaci di divertirsi, di stupirsi della gentilezza e di accogliere piccoli gesti di bontà. Mi hanno insegnato che nel mondo non esistono solo il bianco e il nero: le sfumature sono infinite.

Credo che il Signore mi abbia donato di vedere Lui stesso in quei volti, per ricordarmi che vale la pena coltivare la speranza. Tutto il lavoro educativo ha senso anche se solo uno di quei ragazzi riuscirà a rimettere in mano la propria vita.

Condividi su

Leave a Comment